Sicurezza e Igiene in Agricoltura

Si è tenuto a Gonzaga (Mantova) il Convegno su “La sicurezza e l’igiene del lavoro in agricoltura – Nuove prospettive di prevenzione offerte dal D. Lgs. 626/94″, che ha visto la partecipazione di molti esperti del settore, operatori dei servizi pubblici di prevenzione, agricoltori e rappresentanti delle istituzioni centrali e periferiche.
Le motivazioni del Convegno erano in gran parte esposte nella presentazione della giornata. Infatti nello stampato del programma veniva posto in evidenza che “la meccanizzazione crescente delle attività agricole, correlata alla diffusione del fenomeno infortunistico, la presenza rilevante di agenti biologici e l’impiego massivo di sostanze chimiche, che rimandano invece ad altri eventi patologici, hanno progressivamente orientato l’attenzione degli operatori della prevenzione e dei ricercatori verso questo settore. Lo stesso sviluppo della letteratura scientifica documenta questo interesse e sollecita un ulteriore momento di riflessione alla luce delle nuove prospettive di prevenzione offerte dal Decreto Legislativo 626/94. L’elevata variabilità delle condizioni del lavoro agricolo e la sua stessa organizzazione, che nonostante l’evoluzione tecnologica rimane in gran parte ancorata all’archetipo dell’impresa familiare, rendono difficile la trasposizione tout court dei modelli di intervento guadagnati nel settore dell’industria”.
In effetti a rendere problematico ogni approccio tradizionale (dalla valutazione dei rischi, alla loro gestione, all’informazione e formazione, ai controlli di vigilanza) sono proprio i peculiari aspetti “strutturali” del settore, in gran parte noti a chi si occupa di prevenzione in agricoltura: la parcellizzazione e dispersione delle aziende in territori ampi; l’ambiente domestico non sempre nettamente distinto dall’ambiente di lavoro confinato; l’incremento – pur con variabilità regionale – della meccanizzazione ed un parco macchine vecchio; la presenza ubiquitaria della chimica, anche se sotto progressivo miglior controllo; il processo apparentemente inarrestabile di riduzione della forza lavoro complessiva; i fenomeni di senilizzazione e femminilizzazione delle campagne; la predominante presenza del lavoro autonomo; il frequente ricorso a manodopera stagionale o avventizia in alcune fasi delle lavorazioni agricole; una scarsa cultura prevenzionistica, resa più precaria da una storica sensazione di “extraterritorialità” di molti agricoltori di fronte a vincoli e norme protezionistiche.
Questi sono alcuni degli aspetti che rendono difficile una applicazione “tradizionale” del D. Lgs.626 e che forse spiegano il ritardo con cui le strutture pubbliche di prevenzione hanno iniziato ad analizzare i vari aspetti di valutazione del rischio ed i conseguenti problemi applicativi.
Il Convegno non ha affrontato – e non lo poteva fare – il problema di fondo che è quello di non avere riconosciuta in legge al settore la sua peculiarità, (come invece il legislatore ha sempre fatto per il settore produttivo dell’edilizia, sia in altri tempi con il DPR 164/56 sia del tutto recentemente con il D. Lgs 494/96) ma ha cercato di fornire comunque elementi per costruire il più adeguatamente possibile un processo di valutazione dei rischi.

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